>> INNOCENTE: LO PROVA L'ORECCHIO


Detective scopre che il detenuto non è l'autore del colpo perché gli manca il lobo ed è più basso di 10 cm.

Particolare anatomico scagiona commerciante in cella per rapina DA 18 MESI.

Salvato dall'orecchio. Anzi, da un lobo. Lui non ce l'ha, il vero rapinatore si. Lo testimonia la ripresa della telecamera interna della Banca rapinata. Giuseppe Pollicino, catanese di 37 anni, commerciante, non c'entra nulla con il colpo messo a segno dal ladro solitario che l'11 Febbraio del 1994 ha svaligiato l'agenzia 2 della Banca di Piacenza, a Piacenza. Per questo è stato scarcerato dopo un anno e mezzo di galera dove era finito proprio per quella rapina. Un clamoroso errore giudiziaro. Come hanno confermato i Giudici della Prima sezione del Tribunale di Milano che hanno assolto il povero Pollicino da tutte le accuse "per non aver commesso il fatto". "
Calma signori - ha annunciato dopo la sentenza il suo Avvocato, Vincenzo Mavilla. L'assoluzione non basta. Ora chiederemo il risarcimento fino all'ultima lira. A quest'uomo hanno rovinato l'esistenza.
La vicenda si è chiusa con tante scuse del pubblico ministero della Procura di Milano che ha riconosciuto l'abbaglio. "Ho sbagliato, bisogna liberare l'innocente". Un gesto anche onorevole da parte del magistrato visto che le manette ai polsi di Pollicino erano scattate proprio grazie a un suo convincimento. Ipotesi di colpevolezza nata dalla testimonianza di un impiegato bancario. Il teste aveva descritto il volto del rapinatore e la polizia ne aveva ricostruito l'identikit confrontandolo con le foto segnaletiche della Questura. E poiché il commerciante non è uno stinco di santo, avendo dei precedenti penali, e soprattutto per la sfortuna di somigliare all'uomo immortalato dalla telecamera, ecco che il colpevole non poteva che essere lui: Pollicino. Per la Procura l'autore della rapina alla Banca di Piacenza era stato incastrato. Una pia illusione come ha confermato successivamente quel difetto all'orecchio di cui nessuno si era mai accorto. Il Tribunale della Libertà ha capito tutto e Pollicino, dopo 18 mesi di galera, è tornato a casa. "Il presunto colpevole" ha voluto ringraziare in modo particolare un Detective Giuseppe Gelsomino, incaricato dal suo avvocato a indagare a fondo sulla vicenda. E grazie a lui e al suo certosino lavoro investigativo se si è arrivati alla verità su quella rapina. Una verità alla quale ha creduto il magistrato d'accusa e ora anche i giudici del Tribunale. " Come ho fatto? -Ha spiegato l'investigatore - Semplice. Ho confrontato i fotogrammi della telecamera interna della banca che riprendevano il rapinatore con il mio uomo, Pollicino. Quando ho visto che l'orecchio del rapinatore era perfettamente sano ho capito che non poteva essere stato lui. Pollicino è senza un lobo, una menomazione molto visibile. Banale no? Poi ho ricostruito in modo scientifico e inconfutabile l'altezza del rapinatore e anche lì ho trovato una differenza abissale: almeno 10 cm.
Non c'erano più dubbi: La Procura aveva preso un granchio". Possibile che gli inquirenti non si siano accorti di un lobo mancante? "Possibile si, visto che hanno rinunciato ad analizzare nel dettaglio il filmino della banca ritenendolo troppo sfuocato. Io l'ho visto e
con un po' d'impegno ho ricostruito nei dettagli la sagoma dell'uomo con l'orecchio
annesso".
Qualcuno potrebbe avanzare un'ipotesi inquietante: che Pollicino si sia amputato l'orecchio per autoscagionarsi. "Per dimostrare che la malformazione è precedente al giorno della rapina - ha scritto nella sua perizia di Detective - mi sono fatto inviare da sua moglie delle fotografie del loro matrimonio celebrato nel dicembre 1993, in epoca non sospetta, quindi. In due foto è evidente la mancanza del lobo".
Ma Gelsomino come ha affermato non si è fermato all'orecchio. L'Investigatore ha puntato i riflettori anche sull'altezza. E per dimostrare quella differenza di circa 10 cm ha bussato un bel giorno alla porta di San Vittore con un metro in mano.
Ha misurato il suo cliente e ne ha tratto la decisiva conclusione: non può essere lui. "Dalla misurazione eseguita - ha scritto Gelsomino nel suo rapporto - è emerso quanto segue: altezza con scarpe cm 182. Altezza senza scarpe cm 179,1 (…) Pollicino scalzo è più alto del rapinatore di ben cm 9,1 mentre con le scarpe risulta più alto del rapinatore di ben cm 12".
Ma come ha fatto il detective a definire con esattezza l'altezza del vero rapinatore? "Ho costruito una sagoma che ne riproduceva il profilo e l'ho sistemata all'ingresso della banca nella stessa posizione in cui era stato ripreso il rapinatore. Ho fatto poi filmare la sagoma dalla stessa telecamera, con le medesime modalità, di angolazione, di riflesso, di messa a fuoco, di luce e di strumentazione. Così sono arrivato a calibrare esattamente l'altezza fino al millimetro. Un metodo infallibile. Potevano usarlo anche gli inquirenti". Fa un certo effetto, ora che il commerciante è stato liberato e assolto, rileggere un suo telex all'avvocato, inviato dopo un anno di ingiusta detenzione: "Avvocato, veda di fare eseguire al Prof. Gelsomino questa perizia per la misurazione dell'altezza ecc… come ennesima chiara prova della mia estraneità al fatto perché è assurdo che, dopo un anno di galera, un innocente debba ancora aspettare le ferie dei magistrati. Avvocato, questo sarebbe veramente troppo, perché neppure Gesù Cristo ammette che si protraggano abusi così mostruosi su un innocente. Non ce la faccio più. Cordiali saluti". Ora Pollicino è contento. La Procura un po' meno, visto che il vero rapinatore è ancora in libertà.